venerdì 3 maggio 2013
Tasso d'interesse reale, nominale e ipotesi di Fisher
Le aspettative, in economia, come nella vita reale, sono fondamentali e determinanti.
Come ci insegna Lucas, quel che ci si attende, può già da solo influire sullo stato dell'economia.
Analizzando i tassi d'interesse, ne troviamo di due differenti tipi: i tassi di interesse reali (rientranti nella curva IS) ed i tassi di interesse nominali (rientranti nella curva LM).
I tassi d'interesse reali, si possono approssimativamente definire uguali agli interessi nominali meno l'inflazione attesa.
Suppendo un aumento dello stock di moneta, come sappiamo dalle sue influenze, la curva LM si sposterà verso il basso, determinando una riduzione del tasso d'interesse.
Nel breve periodo, quest'aumento della moneta, si rifletterà su una riduzione del tasso d'interesse sia nominale che reale.
Nel medio periodo invece le cose cambiano. Se la produzione torna sul suo livello livello, con la conseguenza che lo farà anche il tasso di interesse reale, il tasso d'interesse nominale, aumenta in misura ancor maggiore.
L'aumento del tasso d'interesse nominale, sarà uguale a quello risultante dalla moneta nel breve periodo. Modificando l'eguaglianza che dava il tasso d'interesse reale uguale al tasso d'interesse nominale meno l'inflazione, avremo che il tasso d'interesse nominale è uguale al tasso d'interesse reale più l'inflazione.
Ques'assunzione che il tasso d'interesse nominale, nel medio periodo aumenti della stessa quantità della moneta, trova riscontro pratico oltre che matematico e viene chiamato effetto di Fisher.
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